13 maggio – 4 ottobre 2026
Fondazione Luigi Rovati
Milano – Corso Venezia, 52
📗 Catalogo
Fondazione Luigi Rovati
🕰 Orari
Me-D 10-19 (ultimo ingresso ore 18)
L Ma chiuso
Info e prenotazioni
☎️ +39 0238273001
📧 info@fondazioneluigirovati.org
💻 www.fondazioneluigirovati.org
La mostra si presenta come una delle più raffinate operazioni culturali della stagione: non una semplice esposizione archeologica, ma un’indagine sulla memoria delle immagini, sulla sopravvivenza dei gesti e sulla lunga durata delle forme del dolore nella civiltà occidentale.
Il percorso prende avvio da un capolavoro poco noto anche agli specialisti, la fronte di un sarcofago romano del II secolo d.C. raffigurante la Morte di Meleagro, proveniente dalla collezione Brenta-Torno e qui presentata per la prima volta insieme ai rilievi laterali conservati al Museo archeologico nazionale di Firenze.
L’effetto della ricomposizione è straordinario. Il monumento recupera finalmente la propria continuità narrativa: la caccia al cinghiale calidonio, il conflitto familiare, il corpo dell’eroe trasportato nel compianto funebre. Ma al di là dell’interesse filologico — amplificato dagli studi sull’iscrizione medievale e dagli accurati restauri — ciò che colpisce è la potenza teatrale delle figure. Il sarcofago appare come un palinsesto emotivo in cui il dolore prende forma attraverso gesti codificati eppure ancora immediatamente leggibili.
La mostra costruisce infatti una vera e propria “biografia del gesto”: quello della figura femminile che porta le braccia dietro il capo in un moto di disperazione assoluta. Un dettaglio iconografico nato nell’arte romana — documentato anche dalla raffinata coppa argentea con Semele morente del Museo archeologico nazionale di Napoli — che scompare per oltre mille anni per riemergere improvvisamente nel Duecento, dalla Strage degli Innocenti di Nicola Pisano alla Lamentazione di Giotto.
Qui si innesta naturalmente la lezione di Aby Warburg e della sua Pathosformel: la sopravvivenza di formule espressive antiche che riaffiorano nei secoli come tracce mnemoniche della cultura visiva europea. Le tavole del Bilderatlas Mnemosyne dialogano con fotografie, rilievi e disegni preparatori di Pablo Picasso per Guernica, mostrando come quel gesto di disperazione attraversi il tempo fino alle tragedie del Novecento.
La mostra riesce così in un’operazione rara: rendere accessibile una complessa riflessione teorica senza perdere rigore scientifico.


(Ph. ©D. Portanome)


Firenze, Museo archeologico Nazionale. (Ph. ©D. Portanome)


Karlsruhe, Fluid archives – ZKM | Zentrum für Kunst und Medien.
Ricostruzione del 2020 a cura di Axel Heil, Roberto Ohrt.
(©The Warburg Institute, London | fluid, Karlsruhe – Ph. ©Tobias Wooton / fluid)

Karlsruhe, Fluid archives – ZKM | Zentrum für Kunst und Medien.
Ricostruzione del 2020 a cura di Axel Heil, Roberto Ohrt
(©The Warburg Institute, London | fluid, Karlsruhe – Ph. ©Tobias Wooton / fluid)

Milano, Fondazione Luigi Rovati. (©Succession Picasso by SIAE 2026)
